La squadra di Michele Criscitiello conquista il professionismo, ma l’esordio casalingo contro la Dolomiti Bellunesi si giocherà a Zanica. Al centro del caso il Comune guidato da Luca Veggian e gli uffici competenti. E una domanda: era davvero impossibile evitare tutto questo?
Una squadra conquista la Serie C. Una città torna nel calcio professionistico. Lo stadio si prepara ad accogliere una partita che avrebbe dovuto rappresentare un piccolo pezzo di storia locale.
Poi qualcosa si inceppa.
E così, il 24 agosto, la Folgore Caratese giocherà contro la Dolomiti Bellunesi. Ma non a Carate Brianza.
Giocherà a Zanica, in provincia di Bergamo.
Basterebbe questo paradosso per spiegare perché la vicenda abbia ormai superato i confini di una semplice pratica amministrativa.
Perché quando una società raggiunge sul campo un risultato straordinario e, poche settimane dopo, è costretta a lasciare la propria città per disputare la prima gara casalinga, limitarsi a parlare di carte, autorizzazioni e scadenze rischia di essere riduttivo.
Qui c’è soprattutto una domanda politica.
Come è stato possibile arrivare fino a questo punto?
Il successo della Folgore era noto da mesi
Partiamo da un elemento fondamentale.
La Serie C non è piovuta improvvisamente su Carate Brianza.
La crescita della Folgore Caratese è stata progressiva, evidente, accompagnata dagli investimenti della società e da un progetto che ha riguardato non soltanto la prima squadra, ma anche strutture e settore giovanile.
La società guidata da Michele Criscitiello ha investito risorse, energie e organizzazione per costruire una realtà capace di compiere il salto nel professionismo.
E quel salto è arrivato.
A quel punto sarebbe dovuta cominciare un’altra partita: quella istituzionale.
Una corsa contro il tempo, se necessario, per mettere società, Comune, tecnici e autorità competenti attorno allo stesso tavolo e fare in modo che Carate Brianza fosse pronta per il ritorno tra i professionisti.
Invece siamo arrivati alla vigilia del campionato con il problema ancora aperto.
Ed è proprio questo l’aspetto più difficile da comprendere.
Non è più soltanto una questione di documenti
Il sindaco Luca Veggian ha naturalmente diritto di fornire la propria ricostruzione e di indicare eventuali responsabilità della società.
Allo stesso modo dovrà essere chiarito, documenti alla mano, quali atti fossero necessari, quando siano stati richiesti, quando siano stati presentati e quali passaggi abbiano impedito di arrivare in tempo all’autorizzazione definitiva.
Ma sarebbe troppo comodo trasformare l’intera vicenda in una partita a ping-pong fatta di PEC.
Perché amministrare significa anche prevedere.
Significa sapere che una società della propria città sta per entrare nel calcio professionistico e comprendere che quell’evento richiederà procedure, interventi, verifiche e autorizzazioni.
Significa convocare riunioni prima che nascano le emergenze.
Significa stabilire responsabilità e scadenze.
Significa, soprattutto, evitare di scoprire il problema quando il campionato è ormai alle porte.
Per questo la questione riguarda direttamente il sindaco Luca Veggian, ma inevitabilmente anche la struttura amministrativa chiamata a seguire le pratiche, a partire dalla responsabile del Settore Edilizia Privata e Urbanistica Cristina Princiotta.
Non per emettere sentenze anticipate, ma per ottenere risposte.
Cosa è successo davvero tra luglio e agosto?
È probabilmente qui che si trova il cuore dell’intera vicenda.
Cosa è accaduto nelle settimane decisive?
Quali contatti ci sono stati tra Comune e Folgore Caratese?
Quando gli uffici hanno avuto piena conoscenza delle problematiche?
Quali soluzioni sono state prospettate?
Quali erano gli ostacoli ancora presenti dopo il parere favorevole dei Vigili del Fuoco richiamato dalla società?
E soprattutto: perché non è stato possibile superarli prima?
Sono interrogativi ai quali il Comune dovrebbe rispondere attraverso una ricostruzione puntuale e pubblica.
Date, documenti, incontri, comunicazioni.
Non per alimentare una polemica, ma per capire.
Perché se esistevano impedimenti insuperabili, i cittadini hanno diritto di conoscerli.
Se invece esistevano problemi risolvibili attraverso una maggiore tempestività, allora qualcuno dovrà spiegare perché quella tempestività sia mancata.
Ed è altrettanto legittimo chiedere quale attività abbiano svolto nelle settimane cruciali il sindaco Luca Veggian e la responsabile Cristina Princiotta per accompagnare la società verso l’esordio in Serie C.
Il Comune non è uno spettatore
Esiste poi una questione ancora più ampia.
Un’amministrazione pubblica non dovrebbe limitarsi a osservare dall’esterno la crescita di una realtà sportiva del proprio territorio.
Naturalmente il Comune deve rispettare le norme. Non può ignorare procedure o concedere autorizzazioni quando mancano i presupposti previsti dalla legge.
Ma tra violare una norma e limitarsi ad attendere che una pratica arrivi sulla scrivania esiste uno spazio enorme.
È lo spazio della buona amministrazione.
Quello nel quale un sindaco convoca le parti, gli uffici dialogano con la società, i tecnici individuano in anticipo le criticità e viene costruito un cronoprogramma per raggiungere l’obiettivo.
Specialmente quando quell’obiettivo non appartiene soltanto a un soggetto privato.
Perché la Serie C conquistata dalla Folgore non porta soltanto il nome della società.
Porta scritto Carate Brianza.
La Folgore ha vinto
C’è un dato dal quale non si può prescindere.
La proprietà della Folgore ha creduto nel progetto.
Ha investito.
Ha lavorato sulle strutture.
Ha costruito una prima squadra capace di raggiungere il professionismo e un settore giovanile che rappresenta un patrimonio per il territorio.
Si potrà discutere di ogni singolo passaggio amministrativo e, se emergeranno errori della società, sarà corretto evidenziarli.
Ma sul piano sportivo il risultato è davanti a tutti.
Michele Criscitiello e la Folgore Caratese hanno portato Carate Brianza in Serie C.
E una città dovrebbe chiedersi come valorizzare un risultato del genere, non come arrivare alla prima giornata con la propria squadra costretta a emigrare.
Perché il calcio professionistico significa visibilità, pubblico, comunicazione, attività economica e attenzione mediatica.
È un patrimonio che può produrre effetti ben oltre i novanta minuti della domenica.
E adesso chi paga?
Non paga soltanto la Folgore.
Pagano soprattutto coloro che non hanno avuto alcun ruolo nelle procedure amministrative.
Pagano i tifosi che dovranno raggiungere Zanica per assistere alla partita.
Pagano le famiglie.
Pagano i ragazzi del settore giovanile che avrebbero voluto vedere la propria squadra debuttare tra i professionisti nello stadio della propria città.
Pagano le attività commerciali che avrebbero potuto beneficiare dell’arrivo del pubblico.
E paga Carate Brianza, che nel giorno in cui avrebbe dovuto mostrare il proprio ritorno nel calcio professionistico rischia invece di diventare conosciuta per una partita che non riesce a disputare in casa.
Questo è il vero cortocircuito.
Veggian e Princiotta chiariscano ogni passaggio
Proprio per evitare processi sommari, sarebbe utile che l’amministrazione rendesse pubblica una cronologia dettagliata dell’intera vicenda.
Il sindaco Luca Veggian dovrebbe spiegare quando è stato informato delle criticità, quali iniziative abbia assunto e quali incontri abbia promosso per evitare il trasferimento della gara.
Allo stesso modo sarebbe importante conoscere nel dettaglio il percorso amministrativo seguito dagli uffici competenti e, in particolare, dal settore affidato a Cristina Princiotta.
Non bastano le dichiarazioni contrapposte.
Servono gli atti.
Solo così sarà possibile capire se ci troviamo davanti a ritardi della società, rigidità burocratiche, problemi tecnici, errori amministrativi o a una combinazione di più fattori.
Ma una conclusione, indipendentemente dalle responsabilità che emergeranno, è già possibile.
Arrivare alla prima giornata di Serie C con la Folgore Caratese costretta a giocare lontano da Carate Brianza significa che qualcosa, nel rapporto tra società e istituzioni, non ha funzionato.
Una città promossa sul campo, ma non ancora fuori dal campo
La Folgore il proprio esame lo ha superato.
Lo ha fatto sul terreno di gioco.
Ha vinto il campionato e conquistato il diritto di misurarsi con il calcio professionistico.
Ora resta da capire se anche ciò che circonda la squadra sia stato all’altezza dello stesso salto di categoria.
Perché una società può acquistare giocatori, investire negli impianti, organizzare il settore giovanile e vincere le partite.
Ma ci sono porte che, senza il funzionamento della macchina amministrativa, da sola non può aprire.
Ed è per questo che il caso Folgore Caratese non può essere archiviato come una semplice polemica estiva tra un presidente e un sindaco.
È una vicenda che riguarda il modo in cui una città accompagna chi investe sul proprio territorio.
E soprattutto il modo in cui la politica reagisce quando quell’investimento produce un risultato importante.
Il 24 agosto il pallone rotolerà comunque.
La Folgore Caratese sarà regolarmente in Serie C.
Ma per vedere quella che avrebbe dovuto essere la prima grande festa del professionismo, i cittadini di Carate Brianza dovranno andare fino a Zanica.
Ed è difficile immaginare un’immagine più efficace per descrivere ciò che è accaduto.
La Folgore ha conquistato la Serie C sul campo. Ora Carate Brianza ha diritto di sapere perché la sua prima partita da professionista non può giocarla a casa propria.