sabato, Maggio 25, 2024
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L’ARTE DI VESTIRE BENE: SEGRETI E SUGGERIMENTI DA NIKY MARCELLI

La ricerca dell’eleganza maschile è un’arte antica che, nel corso dei secoli, ha saputo trasformarsi senza perdere la sua essenza. Per scoprire i segreti di questo stile senza tempo, abbiamo l’onore di intervistare Niky Marcelli, esperto riconosciuto nel campo della moda e dell’eleganza maschile ed autore del libro “Il Boudoir” .

  1. Quali sono i capi fondamentali che dovrebbero costituire il guardaroba di un gentiluomo desideroso di essere considerato elegante?

Gli essenziali sono dei completi due o tre pezzi, delle giacche sportive, camicie e polo, alcune paia di scarpe adatte a più occasioni, da quelle “classiche” stringate, ai mocassini (a chi piacciono), ad alcuni modelli di sneakers sobrie. Se la persona è al di sotto dei 60 anni, non possono mancare almeno uno o due paia di jeans, di taglio classico (i 501, per intenderci)

  • Come definiresti il concetto di “comodità” e come si è evoluto rispetto a quello di “eleganza” nel corso dei secoli?

La comodità, per me, è trovarsi a proprio agio nei propri panni, senza sentirsi, in qualche modo, “ingessati”. Questo però non vuol dire che “comodità” sia sinonimo di “sbrago”. Non vuol dire che si è autorizzati a girare per strada come degli scappati di casa – come fin troppo spesso vediamo intorno a noi – in braghette, canotta e ciabatte o in tuta da ginnastica. Comodi sì, ma senza rinunciare alla propria dignità e ad un minimo di buon gusto. Allora diamo la preferenza alle giacche morbide sfoderate della scuola sartoriale napoletana piuttosto che a quelle più rigide della scuola sartoriale inglese, a pantaloni comodi ma non informi e – soprattutto! – lunghi, a scarpe morbide e confortevoli ma decenti.

3. Quali sono gli indumenti che un vero gentiluomo dovrebbe assolutamente evitare di indossare?

L’elenco è lunghissimo e ho dedicato all’argomento un intero capitolo del mio libro, intitolato “MAI”. Cito ad esempio i già menzionati short, i pinocchietti, le tute da ginnastica al di fuori dei circoli sportivi, le camicie con le maniche corte o le spalline. No a tutte le scarpe aperte perché gli unici esseri umani di genere maschile autorizzati ad indossare i sandali sono i frati. No anche agli zoccoli, soprattutto quelli orribili di plasticaccia, no alle ciabatte al di fuori della propria abitazione e, anche in questo caso, molto più eleganti le pantofole, magari friulane, piuttosto che delle discutibili “pianelle”, Dio ci scampi poi dai sabot da uomo! Infradito solo nel tragitto tra la piscina e gli spogliatoi o tra la cabina e l’ombrellone. Nell’underwear, no agli slip o ai boxer di maglina e a tutta la maglina in generale.

4. Come possiamo distinguere uno stile personale autentico dalle mode del momento?

Relativamente semplice, perché le “mode del momento” – di solito – “al momento” sono abbastanza pubblicizzate e diffuse, quindi riconoscibili.

In seconda istanza, uno stile personale (mi auguro sobrio!) ha sempre un che di – appunto – “personale” che distingue chi lo indossa e gli dona un certo allure, anche in caso di outfit piuttosto pacchiani. E’ la differenza tra un originale e un imitazione. Per fare un esempio un po’ datato, la differenza tra Gianni Agnelli che aveva lanciato la moda dell’orologio sul polsino e tutti i cafoni che lo hanno imitato senza essere lui. Perché un vero gentiluomo non segue la moda, al limite ne crea una.

5. Cosa intendi con i concetti di “Madonna Sobrietà” e “Messere Buongusto” e perché li ritieni così importanti?

Perché penso che un gentiluomo che voglia dirsi “elegante” non può andare in giro vestito come un clown in libera uscita dal circo equestre, o peggio ancora drappeggiandosi direttamente addosso il tendone. Bisogna sapere (o imparare) ad accoppiare i colori, a non utilizzare – preferibilmente – tinte chiassose, a non addobbarsi come alberi di Natale. Evitare insomma di sembrare dei curiosi fenomeni da baraccone come quei malcapitati che adottano lo stile Hip Hop e le sue varie derivazioni, che è l’antitesi di sobrietà e buon gusto, nonché non plus ultra della pacchianeria e della cafonaggine, pertanto non può essere considerato né sobrio, né elegante, né indossabile da un gentiluomo.

Con questo non dico che non si possa scegliere un dettaglio da usare – tornando alla domanda precedente – come propria cifra stilistica. E, in questo caso, possono andare bene anche un paio di calzini fucsia, se saputi portare con una certa nonchalance.

6. Quali sono i tessuti che consiglieresti per ottenere un’eleganza senza tempo?

Tutti i tessuti naturali, ovvero lino, cotone, seta, lana. Con qualche piccolissima concessione ai tessuti “ibridi”, ovvero ricavati da materie prime naturali ma con procedimenti chimici (la viscosa, per dirne uno). Assolutamente da evitare i tessuti acrilici, anche mescolati a quelli naturali.

7. Come possiamo trovare un equilibrio tra l’attenzione alla moda e la ricerca di uno stile personale?

Come ho già detto, un gentiluomo non segue la moda. Al limite ne lancia una.

8. Qual è il ruolo del taglio degli indumenti nell’ottenere un look elegante?

Il taglio è fondamentale! Il taglio è tutto! Se non potete permettervi l’opera di un buon sarto, cercate del prèt-à-portér tagliato bene, che vi calzi addosso come un guanto e non vi cada da tutte le parti facendovi sembrare un sacco di patate. O peggio ancora, che sia troppo attillato e faccia difetto quando allacciate la giacca o vi infilate qualcosa nelle tasche.

E credetemi che ci sono catene di abbigliamento prèt-à-portér che propongono abiti di buon taglio e di buon materiale a prezzi assolutamente onesti. Non è necessario essere “ricchi” per essere eleganti. L’eleganza è alla portata di quasi tutti, anche perché – con i dovuti distinguo elencati nelle domande precedenti – non è data tanto da cosa si indossa, ma da come lo si indossa.

9. Come possiamo prendere cura del nostro aspetto fisico in modo da presentarci al meglio?

La cura dell’aspetto fisico è metà dell’opera. Innanzitutto è fondamentale non avere un rapporto conflittuale con l’igiene personale (cosa che, purtroppo, a molti ancora sfugge!) e poi è necessario fare quel minimo di movimento e/o di attività sportiva che permetta al fisico di smaltire le calorie che assorbite con i cibi. E’ quindi assolutamente consigliato contenersi a tavola e non divorare anche le gambe del tavolo e la giacca del cameriere. Se date l’impressione di nascondere un cocomero sotto la camicia, non solo non vi presentate al meglio, ma a lungo andare rischiate di pagare un prezzo piuttosto alto in termini di salute. Insomma, vale sempre il motto latino mens sana in corpore sano.

10. Quali sono le origini di alcuni degli indumenti maschili che sono ancora in uso oggi?

Quali, esattamente? Perché tutti gli indumenti hanno delle origini. I pantaloni, ad esempio, furono importati in Europa dai barbari e dai cavalieri persiani. E per tutto il Medioevo e buona parte del Rinascimento furono considerati – appunto – “da barbari” e riservati alla “plebe”. I gentiluomini indossavano delle vesti lunghe fino alle caviglie, delle quali troviamo traccia oggi negli abiti talari. Le bretelle furono fatte conoscere al mondo da Beniamino Franklyn durante la sua visita in Francia, ma furono per l’appunto i francesi a battezzarle così. Molti cappotti e alcuni modelli di scarpe sono di derivazione militare. Il blazer fu adottato dagli ufficiali della nave militare inglese Blazer per accogliere una visita della Regina Vittoria. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma qualcosina la potete trovare nel mio libro.

11. Qual è il rapporto tra l’eleganza e l’auto-stima personale?

Direi che, perlomeno nella maggior parte dei casi, c’è un rapporto diretto. Infatti, l’immagine classica della persona depressa è in tuta da ginnastica, sul divano, davanti alla televisione e ad abbuffarsi di cibo-spazzatura o di gelato.

12. In che modo il nostro modo di vestire può influenzare la percezione che gli altri hanno di noi stessi e del nostro rispetto per loro?

Premesso che – a mio modesto avviso – chi non ha cura e rispetto per sé stesso non può averne nemmeno per gli altri, il nostro aspetto, vieppiù nella “civiltà dell’immagine” è il biglietto da visita con il quale ci presentiamo agli altri per la prima volta. E mi pare lapalissiano che se interveniamo in felpa, braghette e zoccoli ad un’occasione formale, potremmo correre il serio rischio di essere scambiati quantomeno per dei cafoni.

13. Dove è possibile acquistare il libro “Boudoir”?

In tutte le librerie e on line.

14. Quali sono gli indirizzi web utili per seguirti e trovare i tuoi consigli?

Mi hanno recentemente proposto una rubrica su un web magazine. Sto cercando di consegnare gli articoli con una certa puntualità.

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